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VelArte Waterproof
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19 e 20 Novembre

L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Eugenio Montale
 
 
L'uomo e l'acqua fin dall'antichità hanno vissuto un rapporto ambivalente e ambiguo. L'acqua è sempre stata per l'umanità una fonte imprescindibile di vita ma anche un pericolo insidioso, fonte di segreti e misteri. Un gruppo nutrito di artisti ha cercato in modo diversificato di interpretare le diverse accezioni legate all'acqua, sia dal punto di vista spirituale che meramente materiale, ne è emerso un confronto atipico e suggestivo.
Partendo dalla pittura, Giorgia Beltrami ha preso come riferimento il mondo acquatico e mitologico delle sirene, esseri seduttivi e repellenti al tempo stesso, capaci di attrarre e divorare le loro prede. Nei suoi lavori rarefatti e impalpabili, le gocce d'acqua si riflettono assieme all'evanescenza e alla bellezza dell'immagine femminile che si percepisce velatamente tra le onde della carta. Federica Poletti si rivolge invece alla terribilità della storia di Ofelia mentre affoga impietosamente tra le acque, quale portavoce di una condizione di schiavitù della donna e di maltrattamento da parte dell'uomo che si ripropone come prepotentemente attuale. Anche Sergio Padovani indaga la sfaccettatura più oscura delle acque - in questo caso testimoni di una pratica medievale - riportandola alla quotidianità in un estremo tentativo di ribellione, con una pittura giocata su toni cupi che allude a rimandi fiamminghi.
Enrico Minguzzi sfrutta la luce per rendere la sua idea di impermeabilità all'acqua. Costruendo puntualmente un paesaggio lacustre legato alla memoria e al ricordo, si affida a pennellate materiche e sapienti per catturare la rifrazione acquatica. Mauro Cappelletti gioca invece sulla rarefazione rappresentandone l'essenza stessa attraverso la trasparenza e fluidità. Il riflesso diviene così resistente al movimento liquido e altro da sé, trasformandosi in visione immaginifica. Come pure nelle opere di Fabio Adani, che evoca un ipotetico viaggio attraverso taccuini e piccoli appunti disegnati, per registrare le impressioni tra la fusione di specchio d'acqua, aria e cielo. Il suo è un navigare leggero e fluttuante che pare disperdersi tra le brume della materia, mentre Maurizio Corradi ci riporta con un tocco poetico all'ambivalenza tra vita umana/tempo e increspatura dell'onda, con un divertente accento autobiografico e l'utilizzo originale dei diversi supporti. I riflessi sono oggetto d'indagine anche per Mimmo Iacopino, che senza tralasciare la sua abituale ironia, realizza un polittico specchiante riallacciandosi al mito di Narciso, vittima del suo stesso riflesso. L'atto voyeuristico del guardarsi diviene in chi osserva atto narcisistico indiretto ma nello stesso tempo veicolato dai rimandi e dalla costruzione spaziale tra velluti, raso e alluminio.
Per Bruno Picariello l'atto del lavare con acqua e sapone libri e disegni diviene azione vivificante e rigenerante, che crea una nuova identità dell'oggetto. Attraverso la macerazione, l'opera prende una nuova forma che si presta a differenti letture..
 

Giovanna Sottini e Giulia Maglionico ci riportano ad una interpretazione più ludica del tema, l'una con una riflessione sull'imprevedibilità del surfing come metafora dell'esistenza e gestione dell'equilibrio, nonché come meditazione ancestrale, l'altra con la divertente rappresentazione del ciclo vitale da parte dell'animale che fa dell'acqua il suo habitat naturale.

Non manca la fotografia, rappresentata da due lavori di Oriella Montin, uno che attraverso il collage e la passamaneria ci riporta alle vecchie cartoline marittime, ricordi di un'estate in famiglia tra gommoni, spiagge, vita di mare decorate col rammendo, un altro che ingabbia una vecchia fotografia analogica in bianco e nero dentro una campana di vetro recuperato, con una decisa volontà di conservazione del ricordo, quasi a volerlo trattenere ben saldo e arichiviato nella memoria.

Per quanto riguarda le sculturine e installazioni, Max Bi compone acquari impermeabilizzati di matrice neo-pop in plexiglass di varie dimensioni con rifiuti, superfici specchianti e oggetti vari assemblati, scomposti e ricomposti, mostrando una coppia di pesci che ha deciso una singolare convivenza.  

Josef Rainer sfrutta il medium televisivo per aprire una finestra su un micromondo balneare, in particolare la famosa gara tra due università inglesi, ricostruita dietro allo schermo con piccole sculturine cristallizzate come in un fermo immagine di una televisione degli anni '60.

La boa fittizia di Rita Siragusa, che appare come un'essenziale e lucido oggetto di design, pur senza ormeggiare, lascia trasparire l'instabilità dell'oggetto galleggiante, punto di riferimento impermeabile sebbene non così sicuro per il natante che lo sceglie per sostare.

Infine il delfino di Fabrizio Azzali, una specie oramai a rischio estinzione, fa capolino scherzosamente soffiando un palloncino, ma in realtà denuncia il problema delle onde schiumanti e della sporcizia che siamo costretti ad ingerire nostro malgrado e che purtroppo tanto resistente all'acqua non è.

Francesca Baboni
 

FABRIZIO  AZZALI

«DUDI»

Supporto in plexiglas: cm 40 x 50 x 30

delfino in plastica lungo  (pinna dorsale compresa) cm 32

Palloncino intercambiabile colorato - 2015



FABIO ADANI

“Né acqua, né aria, forse altro”

tecnica mista su carta

cm28x35 - 2016
 



GIORGIA BELTRAMI

«Sirene Anon»

acrilico su carta forata,

 cm 60x56 - 2011




MAX BI

«Rifiuti in plexiglass» 

misure varie -  2016




Maurizio Corradi

«L’onda breve» 

cm 60x 20 h -  2016




Mimmo Iacopino

«Riflessi impermeabili» 

Specchi sintetici, ritagli di nastri di alluminio adesivo, colori acrilici e nastrini di velluto e raso

cm 140x 40 -  2016




Giulia Maglionico

«La vita di un pesce rosso» 

Tecnica mista su forex

cm 110 diametro-  2010




Enrico Minguzzi

«Dove si insinua la luce» 

Olio su lino

cm 30 x 40 - 2015





Sergio Padovani

«Tremula ribellione ultima alla psicostasia»

Olio, bitume, resina su tela

cm 100 x 70 - 2013




Federica Poletti

«Ofelia»

Retino serigrafico

cm 100 x 100 - 2014




Giovanna Sottini

«Surfista»

Olio si tela

cm 100 x 100 - 2014

VelArte Waterproof
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19 e 20 Novembre

L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Eugenio Montale
 
 
L'uomo e l'acqua fin dall'antichità hanno vissuto un rapporto ambivalente e ambiguo. L'acqua è sempre stata per l'umanità una fonte imprescindibile di vita ma anche un pericolo insidioso, fonte di segreti e misteri. Un gruppo nutrito di artisti ha cercato in modo diversificato di interpretare le diverse accezioni legate all'acqua, sia dal punto di vista spirituale che meramente materiale, ne è emerso un confronto atipico e suggestivo.
Partendo dalla pittura, Giorgia Beltrami ha preso come riferimento il mondo acquatico e mitologico delle sirene, esseri seduttivi e repellenti al tempo stesso, capaci di attrarre e divorare le loro prede. Nei suoi lavori rarefatti e impalpabili, le gocce d'acqua si riflettono assieme all'evanescenza e alla bellezza dell'immagine femminile che si percepisce velatamente tra le onde della carta. Federica Poletti si rivolge invece alla terribilità della storia di Ofelia mentre affoga impietosamente tra le acque, quale portavoce di una condizione di schiavitù della donna e di maltrattamento da parte dell'uomo che si ripropone come prepotentemente attuale. Anche Sergio Padovani indaga la sfaccettatura più oscura delle acque - in questo caso testimoni di una pratica medievale - riportandola alla quotidianità in un estremo tentativo di ribellione, con una pittura giocata su toni cupi che allude a rimandi fiamminghi.
Enrico Minguzzi sfrutta la luce per rendere la sua idea di impermeabilità all'acqua. Costruendo puntualmente un paesaggio lacustre legato alla memoria e al ricordo, si affida a pennellate materiche e sapienti per catturare la rifrazione acquatica. Mauro Cappelletti gioca invece sulla rarefazione rappresentandone l'essenza stessa attraverso la trasparenza e fluidità. Il riflesso diviene così resistente al movimento liquido e altro da sé, trasformandosi in visione immaginifica. Come pure nelle opere di Fabio Adani, che evoca un ipotetico viaggio attraverso taccuini e piccoli appunti disegnati, per registrare le impressioni tra la fusione di specchio d'acqua, aria e cielo. Il suo è un navigare leggero e fluttuante che pare disperdersi tra le brume della materia, mentre Maurizio Corradi ci riporta con un tocco poetico all'ambivalenza tra vita umana/tempo e increspatura dell'onda, con un divertente accento autobiografico e l'utilizzo originale dei diversi supporti. I riflessi sono oggetto d'indagine anche per Mimmo Iacopino, che senza tralasciare la sua abituale ironia, realizza un polittico specchiante riallacciandosi al mito di Narciso, vittima del suo stesso riflesso. L'atto voyeuristico del guardarsi diviene in chi osserva atto narcisistico indiretto ma nello stesso tempo veicolato dai rimandi e dalla costruzione spaziale tra velluti, raso e alluminio.
Per Bruno Picariello l'atto del lavare con acqua e sapone libri e disegni diviene azione vivificante e rigenerante, che crea una nuova identità dell'oggetto. Attraverso la macerazione, l'opera prende una nuova forma che si presta a differenti letture..
 

Giovanna Sottini e Giulia Maglionico ci riportano ad una interpretazione più ludica del tema, l'una con una riflessione sull'imprevedibilità del surfing come metafora dell'esistenza e gestione dell'equilibrio, nonché come meditazione ancestrale, l'altra con la divertente rappresentazione del ciclo vitale da parte dell'animale che fa dell'acqua il suo habitat naturale.

Non manca la fotografia, rappresentata da due lavori di Oriella Montin, uno che attraverso il collage e la passamaneria ci riporta alle vecchie cartoline marittime, ricordi di un'estate in famiglia tra gommoni, spiagge, vita di mare decorate col rammendo, un altro che ingabbia una vecchia fotografia analogica in bianco e nero dentro una campana di vetro recuperato, con una decisa volontà di conservazione del ricordo, quasi a volerlo trattenere ben saldo e arichiviato nella memoria.

Per quanto riguarda le sculturine e installazioni, Max Bi compone acquari impermeabilizzati di matrice neo-pop in plexiglass di varie dimensioni con rifiuti, superfici specchianti e oggetti vari assemblati, scomposti e ricomposti, mostrando una coppia di pesci che ha deciso una singolare convivenza.  

Josef Rainer sfrutta il medium televisivo per aprire una finestra su un micromondo balneare, in particolare la famosa gara tra due università inglesi, ricostruita dietro allo schermo con piccole sculturine cristallizzate come in un fermo immagine di una televisione degli anni '60.

La boa fittizia di Rita Siragusa, che appare come un'essenziale e lucido oggetto di design, pur senza ormeggiare, lascia trasparire l'instabilità dell'oggetto galleggiante, punto di riferimento impermeabile sebbene non così sicuro per il natante che lo sceglie per sostare.

Infine il delfino di Fabrizio Azzali, una specie oramai a rischio estinzione, fa capolino scherzosamente soffiando un palloncino, ma in realtà denuncia il problema delle onde schiumanti e della sporcizia che siamo costretti ad ingerire nostro malgrado e che purtroppo tanto resistente all'acqua non è.

Francesca Baboni
 

FABRIZIO  AZZALI

«DUDI»

Supporto in plexiglas: cm 40 x 50 x 30

delfino in plastica lungo  (pinna dorsale compresa) cm 32

Palloncino intercambiabile colorato - 2015



FABIO ADANI

“Né acqua, né aria, forse altro”

tecnica mista su carta

cm28x35 - 2016
 



GIORGIA BELTRAMI

«Sirene Anon»

acrilico su carta forata,

 cm 60x56 - 2011




MAX BI

«Rifiuti in plexiglass» 

misure varie -  2016




Maurizio Corradi

«L’onda breve» 

cm 60x 20 h -  2016




Mimmo Iacopino

«Riflessi impermeabili» 

Specchi sintetici, ritagli di nastri di alluminio adesivo, colori acrilici e nastrini di velluto e raso

cm 140x 40 -  2016




Giulia Maglionico

«La vita di un pesce rosso» 

Tecnica mista su forex

cm 110 diametro-  2010




Enrico Minguzzi

«Dove si insinua la luce» 

Olio su lino

cm 30 x 40 - 2015





Sergio Padovani

«Tremula ribellione ultima alla psicostasia»

Olio, bitume, resina su tela

cm 100 x 70 - 2013




Federica Poletti

«Ofelia»

Retino serigrafico

cm 100 x 100 - 2014




Giovanna Sottini

«Surfista»

Olio si tela

cm 100 x 100 - 2014

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19 e 20 Novembre

L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Eugenio Montale
 
 
L'uomo e l'acqua fin dall'antichità hanno vissuto un rapporto ambivalente e ambiguo. L'acqua è sempre stata per l'umanità una fonte imprescindibile di vita ma anche un pericolo insidioso, fonte di segreti e misteri. Un gruppo nutrito di artisti ha cercato in modo diversificato di interpretare le diverse accezioni legate all'acqua, sia dal punto di vista spirituale che meramente materiale, ne è emerso un confronto atipico e suggestivo.
Partendo dalla pittura, Giorgia Beltrami ha preso come riferimento il mondo acquatico e mitologico delle sirene, esseri seduttivi e repellenti al tempo stesso, capaci di attrarre e divorare le loro prede. Nei suoi lavori rarefatti e impalpabili, le gocce d'acqua si riflettono assieme all'evanescenza e alla bellezza dell'immagine femminile che si percepisce velatamente tra le onde della carta. Federica Poletti si rivolge invece alla terribilità della storia di Ofelia mentre affoga impietosamente tra le acque, quale portavoce di una condizione di schiavitù della donna e di maltrattamento da parte dell'uomo che si ripropone come prepotentemente attuale. Anche Sergio Padovani indaga la sfaccettatura più oscura delle acque - in questo caso testimoni di una pratica medievale - riportandola alla quotidianità in un estremo tentativo di ribellione, con una pittura giocata su toni cupi che allude a rimandi fiamminghi.
Enrico Minguzzi sfrutta la luce per rendere la sua idea di impermeabilità all'acqua. Costruendo puntualmente un paesaggio lacustre legato alla memoria e al ricordo, si affida a pennellate materiche e sapienti per catturare la rifrazione acquatica. Mauro Cappelletti gioca invece sulla rarefazione rappresentandone l'essenza stessa attraverso la trasparenza e fluidità. Il riflesso diviene così resistente al movimento liquido e altro da sé, trasformandosi in visione immaginifica. Come pure nelle opere di Fabio Adani, che evoca un ipotetico viaggio attraverso taccuini e piccoli appunti disegnati, per registrare le impressioni tra la fusione di specchio d'acqua, aria e cielo. Il suo è un navigare leggero e fluttuante che pare disperdersi tra le brume della materia, mentre Maurizio Corradi ci riporta con un tocco poetico all'ambivalenza tra vita umana/tempo e increspatura dell'onda, con un divertente accento autobiografico e l'utilizzo originale dei diversi supporti. I riflessi sono oggetto d'indagine anche per Mimmo Iacopino, che senza tralasciare la sua abituale ironia, realizza un polittico specchiante riallacciandosi al mito di Narciso, vittima del suo stesso riflesso. L'atto voyeuristico del guardarsi diviene in chi osserva atto narcisistico indiretto ma nello stesso tempo veicolato dai rimandi e dalla costruzione spaziale tra velluti, raso e alluminio.
Per Bruno Picariello l'atto del lavare con acqua e sapone libri e disegni diviene azione vivificante e rigenerante, che crea una nuova identità dell'oggetto. Attraverso la macerazione, l'opera prende una nuova forma che si presta a differenti letture..
 

Giovanna Sottini e Giulia Maglionico ci riportano ad una interpretazione più ludica del tema, l'una con una riflessione sull'imprevedibilità del surfing come metafora dell'esistenza e gestione dell'equilibrio, nonché come meditazione ancestrale, l'altra con la divertente rappresentazione del ciclo vitale da parte dell'animale che fa dell'acqua il suo habitat naturale.

Non manca la fotografia, rappresentata da due lavori di Oriella Montin, uno che attraverso il collage e la passamaneria ci riporta alle vecchie cartoline marittime, ricordi di un'estate in famiglia tra gommoni, spiagge, vita di mare decorate col rammendo, un altro che ingabbia una vecchia fotografia analogica in bianco e nero dentro una campana di vetro recuperato, con una decisa volontà di conservazione del ricordo, quasi a volerlo trattenere ben saldo e arichiviato nella memoria.

Per quanto riguarda le sculturine e installazioni, Max Bi compone acquari impermeabilizzati di matrice neo-pop in plexiglass di varie dimensioni con rifiuti, superfici specchianti e oggetti vari assemblati, scomposti e ricomposti, mostrando una coppia di pesci che ha deciso una singolare convivenza.  

Josef Rainer sfrutta il medium televisivo per aprire una finestra su un micromondo balneare, in particolare la famosa gara tra due università inglesi, ricostruita dietro allo schermo con piccole sculturine cristallizzate come in un fermo immagine di una televisione degli anni '60.

La boa fittizia di Rita Siragusa, che appare come un'essenziale e lucido oggetto di design, pur senza ormeggiare, lascia trasparire l'instabilità dell'oggetto galleggiante, punto di riferimento impermeabile sebbene non così sicuro per il natante che lo sceglie per sostare.

Infine il delfino di Fabrizio Azzali, una specie oramai a rischio estinzione, fa capolino scherzosamente soffiando un palloncino, ma in realtà denuncia il problema delle onde schiumanti e della sporcizia che siamo costretti ad ingerire nostro malgrado e che purtroppo tanto resistente all'acqua non è.

Francesca Baboni
 

FABRIZIO  AZZALI

«DUDI»

Supporto in plexiglas: cm 40 x 50 x 30

delfino in plastica lungo  (pinna dorsale compresa) cm 32

Palloncino intercambiabile colorato - 2015



FABIO ADANI

“Né acqua, né aria, forse altro”

tecnica mista su carta

cm28x35 - 2016
 



GIORGIA BELTRAMI

«Sirene Anon»

acrilico su carta forata,

 cm 60x56 - 2011




MAX BI

«Rifiuti in plexiglass» 

misure varie -  2016




Maurizio Corradi

«L’onda breve» 

cm 60x 20 h -  2016




Mimmo Iacopino

«Riflessi impermeabili» 

Specchi sintetici, ritagli di nastri di alluminio adesivo, colori acrilici e nastrini di velluto e raso

cm 140x 40 -  2016




Giulia Maglionico

«La vita di un pesce rosso» 

Tecnica mista su forex

cm 110 diametro-  2010




Enrico Minguzzi

«Dove si insinua la luce» 

Olio su lino

cm 30 x 40 - 2015





Sergio Padovani

«Tremula ribellione ultima alla psicostasia»

Olio, bitume, resina su tela

cm 100 x 70 - 2013




Federica Poletti

«Ofelia»

Retino serigrafico

cm 100 x 100 - 2014




Giovanna Sottini

«Surfista»

Olio si tela

cm 100 x 100 - 2014

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19 e 20 Novembre

L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Eugenio Montale
 
 
L'uomo e l'acqua fin dall'antichità hanno vissuto un rapporto ambivalente e ambiguo. L'acqua è sempre stata per l'umanità una fonte imprescindibile di vita ma anche un pericolo insidioso, fonte di segreti e misteri. Un gruppo nutrito di artisti ha cercato in modo diversificato di interpretare le diverse accezioni legate all'acqua, sia dal punto di vista spirituale che meramente materiale, ne è emerso un confronto atipico e suggestivo.
Partendo dalla pittura, Giorgia Beltrami ha preso come riferimento il mondo acquatico e mitologico delle sirene, esseri seduttivi e repellenti al tempo stesso, capaci di attrarre e divorare le loro prede. Nei suoi lavori rarefatti e impalpabili, le gocce d'acqua si riflettono assieme all'evanescenza e alla bellezza dell'immagine femminile che si percepisce velatamente tra le onde della carta. Federica Poletti si rivolge invece alla terribilità della storia di Ofelia mentre affoga impietosamente tra le acque, quale portavoce di una condizione di schiavitù della donna e di maltrattamento da parte dell'uomo che si ripropone come prepotentemente attuale. Anche Sergio Padovani indaga la sfaccettatura più oscura delle acque - in questo caso testimoni di una pratica medievale - riportandola alla quotidianità in un estremo tentativo di ribellione, con una pittura giocata su toni cupi che allude a rimandi fiamminghi.
Enrico Minguzzi sfrutta la luce per rendere la sua idea di impermeabilità all'acqua. Costruendo puntualmente un paesaggio lacustre legato alla memoria e al ricordo, si affida a pennellate materiche e sapienti per catturare la rifrazione acquatica. Mauro Cappelletti gioca invece sulla rarefazione rappresentandone l'essenza stessa attraverso la trasparenza e fluidità. Il riflesso diviene così resistente al movimento liquido e altro da sé, trasformandosi in visione immaginifica. Come pure nelle opere di Fabio Adani, che evoca un ipotetico viaggio attraverso taccuini e piccoli appunti disegnati, per registrare le impressioni tra la fusione di specchio d'acqua, aria e cielo. Il suo è un navigare leggero e fluttuante che pare disperdersi tra le brume della materia, mentre Maurizio Corradi ci riporta con un tocco poetico all'ambivalenza tra vita umana/tempo e increspatura dell'onda, con un divertente accento autobiografico e l'utilizzo originale dei diversi supporti. I riflessi sono oggetto d'indagine anche per Mimmo Iacopino, che senza tralasciare la sua abituale ironia, realizza un polittico specchiante riallacciandosi al mito di Narciso, vittima del suo stesso riflesso. L'atto voyeuristico del guardarsi diviene in chi osserva atto narcisistico indiretto ma nello stesso tempo veicolato dai rimandi e dalla costruzione spaziale tra velluti, raso e alluminio.
Per Bruno Picariello l'atto del lavare con acqua e sapone libri e disegni diviene azione vivificante e rigenerante, che crea una nuova identità dell'oggetto. Attraverso la macerazione, l'opera prende una nuova forma che si presta a differenti letture..
 

Giovanna Sottini e Giulia Maglionico ci riportano ad una interpretazione più ludica del tema, l'una con una riflessione sull'imprevedibilità del surfing come metafora dell'esistenza e gestione dell'equilibrio, nonché come meditazione ancestrale, l'altra con la divertente rappresentazione del ciclo vitale da parte dell'animale che fa dell'acqua il suo habitat naturale.

Non manca la fotografia, rappresentata da due lavori di Oriella Montin, uno che attraverso il collage e la passamaneria ci riporta alle vecchie cartoline marittime, ricordi di un'estate in famiglia tra gommoni, spiagge, vita di mare decorate col rammendo, un altro che ingabbia una vecchia fotografia analogica in bianco e nero dentro una campana di vetro recuperato, con una decisa volontà di conservazione del ricordo, quasi a volerlo trattenere ben saldo e arichiviato nella memoria.

Per quanto riguarda le sculturine e installazioni, Max Bi compone acquari impermeabilizzati di matrice neo-pop in plexiglass di varie dimensioni con rifiuti, superfici specchianti e oggetti vari assemblati, scomposti e ricomposti, mostrando una coppia di pesci che ha deciso una singolare convivenza.  

Josef Rainer sfrutta il medium televisivo per aprire una finestra su un micromondo balneare, in particolare la famosa gara tra due università inglesi, ricostruita dietro allo schermo con piccole sculturine cristallizzate come in un fermo immagine di una televisione degli anni '60.

La boa fittizia di Rita Siragusa, che appare come un'essenziale e lucido oggetto di design, pur senza ormeggiare, lascia trasparire l'instabilità dell'oggetto galleggiante, punto di riferimento impermeabile sebbene non così sicuro per il natante che lo sceglie per sostare.

Infine il delfino di Fabrizio Azzali, una specie oramai a rischio estinzione, fa capolino scherzosamente soffiando un palloncino, ma in realtà denuncia il problema delle onde schiumanti e della sporcizia che siamo costretti ad ingerire nostro malgrado e che purtroppo tanto resistente all'acqua non è.

Francesca Baboni
 

FABRIZIO  AZZALI

«DUDI»

Supporto in plexiglas: cm 40 x 50 x 30

delfino in plastica lungo  (pinna dorsale compresa) cm 32

Palloncino intercambiabile colorato - 2015



FABIO ADANI

“Né acqua, né aria, forse altro”

tecnica mista su carta

cm28x35 - 2016
 



GIORGIA BELTRAMI

«Sirene Anon»

acrilico su carta forata,

 cm 60x56 - 2011




MAX BI

«Rifiuti in plexiglass» 

misure varie -  2016




Maurizio Corradi

«L’onda breve» 

cm 60x 20 h -  2016




Mimmo Iacopino

«Riflessi impermeabili» 

Specchi sintetici, ritagli di nastri di alluminio adesivo, colori acrilici e nastrini di velluto e raso

cm 140x 40 -  2016




Giulia Maglionico

«La vita di un pesce rosso» 

Tecnica mista su forex

cm 110 diametro-  2010




Enrico Minguzzi

«Dove si insinua la luce» 

Olio su lino

cm 30 x 40 - 2015





Sergio Padovani

«Tremula ribellione ultima alla psicostasia»

Olio, bitume, resina su tela

cm 100 x 70 - 2013




Federica Poletti

«Ofelia»

Retino serigrafico

cm 100 x 100 - 2014




Giovanna Sottini

«Surfista»

Olio si tela

cm 100 x 100 - 2014

VelArte Waterproof
VelArte Waterproof
19 e 20 Novembre

L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Eugenio Montale
 
 
L'uomo e l'acqua fin dall'antichità hanno vissuto un rapporto ambivalente e ambiguo. L'acqua è sempre stata per l'umanità una fonte imprescindibile di vita ma anche un pericolo insidioso, fonte di segreti e misteri. Un gruppo nutrito di artisti ha cercato in modo diversificato di interpretare le diverse accezioni legate all'acqua, sia dal punto di vista spirituale che meramente materiale, ne è emerso un confronto atipico e suggestivo.
Partendo dalla pittura, Giorgia Beltrami ha preso come riferimento il mondo acquatico e mitologico delle sirene, esseri seduttivi e repellenti al tempo stesso, capaci di attrarre e divorare le loro prede. Nei suoi lavori rarefatti e impalpabili, le gocce d'acqua si riflettono assieme all'evanescenza e alla bellezza dell'immagine femminile che si percepisce velatamente tra le onde della carta. Federica Poletti si rivolge invece alla terribilità della storia di Ofelia mentre affoga impietosamente tra le acque, quale portavoce di una condizione di schiavitù della donna e di maltrattamento da parte dell'uomo che si ripropone come prepotentemente attuale. Anche Sergio Padovani indaga la sfaccettatura più oscura delle acque - in questo caso testimoni di una pratica medievale - riportandola alla quotidianità in un estremo tentativo di ribellione, con una pittura giocata su toni cupi che allude a rimandi fiamminghi.
Enrico Minguzzi sfrutta la luce per rendere la sua idea di impermeabilità all'acqua. Costruendo puntualmente un paesaggio lacustre legato alla memoria e al ricordo, si affida a pennellate materiche e sapienti per catturare la rifrazione acquatica. Mauro Cappelletti gioca invece sulla rarefazione rappresentandone l'essenza stessa attraverso la trasparenza e fluidità. Il riflesso diviene così resistente al movimento liquido e altro da sé, trasformandosi in visione immaginifica. Come pure nelle opere di Fabio Adani, che evoca un ipotetico viaggio attraverso taccuini e piccoli appunti disegnati, per registrare le impressioni tra la fusione di specchio d'acqua, aria e cielo. Il suo è un navigare leggero e fluttuante che pare disperdersi tra le brume della materia, mentre Maurizio Corradi ci riporta con un tocco poetico all'ambivalenza tra vita umana/tempo e increspatura dell'onda, con un divertente accento autobiografico e l'utilizzo originale dei diversi supporti. I riflessi sono oggetto d'indagine anche per Mimmo Iacopino, che senza tralasciare la sua abituale ironia, realizza un polittico specchiante riallacciandosi al mito di Narciso, vittima del suo stesso riflesso. L'atto voyeuristico del guardarsi diviene in chi osserva atto narcisistico indiretto ma nello stesso tempo veicolato dai rimandi e dalla costruzione spaziale tra velluti, raso e alluminio.
Per Bruno Picariello l'atto del lavare con acqua e sapone libri e disegni diviene azione vivificante e rigenerante, che crea una nuova identità dell'oggetto. Attraverso la macerazione, l'opera prende una nuova forma che si presta a differenti letture..
 

Giovanna Sottini e Giulia Maglionico ci riportano ad una interpretazione più ludica del tema, l'una con una riflessione sull'imprevedibilità del surfing come metafora dell'esistenza e gestione dell'equilibrio, nonché come meditazione ancestrale, l'altra con la divertente rappresentazione del ciclo vitale da parte dell'animale che fa dell'acqua il suo habitat naturale.

Non manca la fotografia, rappresentata da due lavori di Oriella Montin, uno che attraverso il collage e la passamaneria ci riporta alle vecchie cartoline marittime, ricordi di un'estate in famiglia tra gommoni, spiagge, vita di mare decorate col rammendo, un altro che ingabbia una vecchia fotografia analogica in bianco e nero dentro una campana di vetro recuperato, con una decisa volontà di conservazione del ricordo, quasi a volerlo trattenere ben saldo e arichiviato nella memoria.

Per quanto riguarda le sculturine e installazioni, Max Bi compone acquari impermeabilizzati di matrice neo-pop in plexiglass di varie dimensioni con rifiuti, superfici specchianti e oggetti vari assemblati, scomposti e ricomposti, mostrando una coppia di pesci che ha deciso una singolare convivenza.  

Josef Rainer sfrutta il medium televisivo per aprire una finestra su un micromondo balneare, in particolare la famosa gara tra due università inglesi, ricostruita dietro allo schermo con piccole sculturine cristallizzate come in un fermo immagine di una televisione degli anni '60.

La boa fittizia di Rita Siragusa, che appare come un'essenziale e lucido oggetto di design, pur senza ormeggiare, lascia trasparire l'instabilità dell'oggetto galleggiante, punto di riferimento impermeabile sebbene non così sicuro per il natante che lo sceglie per sostare.

Infine il delfino di Fabrizio Azzali, una specie oramai a rischio estinzione, fa capolino scherzosamente soffiando un palloncino, ma in realtà denuncia il problema delle onde schiumanti e della sporcizia che siamo costretti ad ingerire nostro malgrado e che purtroppo tanto resistente all'acqua non è.

Francesca Baboni
 

FABRIZIO  AZZALI

«DUDI»

Supporto in plexiglas: cm 40 x 50 x 30

delfino in plastica lungo  (pinna dorsale compresa) cm 32

Palloncino intercambiabile colorato - 2015



FABIO ADANI

“Né acqua, né aria, forse altro”

tecnica mista su carta

cm28x35 - 2016
 



GIORGIA BELTRAMI

«Sirene Anon»

acrilico su carta forata,

 cm 60x56 - 2011




MAX BI

«Rifiuti in plexiglass» 

misure varie -  2016




Maurizio Corradi

«L’onda breve» 

cm 60x 20 h -  2016




Mimmo Iacopino

«Riflessi impermeabili» 

Specchi sintetici, ritagli di nastri di alluminio adesivo, colori acrilici e nastrini di velluto e raso

cm 140x 40 -  2016




Giulia Maglionico

«La vita di un pesce rosso» 

Tecnica mista su forex

cm 110 diametro-  2010




Enrico Minguzzi

«Dove si insinua la luce» 

Olio su lino

cm 30 x 40 - 2015





Sergio Padovani

«Tremula ribellione ultima alla psicostasia»

Olio, bitume, resina su tela

cm 100 x 70 - 2013




Federica Poletti

«Ofelia»

Retino serigrafico

cm 100 x 100 - 2014




Giovanna Sottini

«Surfista»

Olio si tela

cm 100 x 100 - 2014

VelArte Waterproof
VelArte Waterproof
19 e 20 Novembre

L’acqua è la forza che ti tempra,
nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.

Eugenio Montale
 
 
L'uomo e l'acqua fin dall'antichità hanno vissuto un rapporto ambivalente e ambiguo. L'acqua è sempre stata per l'umanità una fonte imprescindibile di vita ma anche un pericolo insidioso, fonte di segreti e misteri. Un gruppo nutrito di artisti ha cercato in modo diversificato di interpretare le diverse accezioni legate all'acqua, sia dal punto di vista spirituale che meramente materiale, ne è emerso un confronto atipico e suggestivo.
Partendo dalla pittura, Giorgia Beltrami ha preso come riferimento il mondo acquatico e mitologico delle sirene, esseri seduttivi e repellenti al tempo stesso, capaci di attrarre e divorare le loro prede. Nei suoi lavori rarefatti e impalpabili, le gocce d'acqua si riflettono assieme all'evanescenza e alla bellezza dell'immagine femminile che si percepisce velatamente tra le onde della carta. Federica Poletti si rivolge invece alla terribilità della storia di Ofelia mentre affoga impietosamente tra le acque, quale portavoce di una condizione di schiavitù della donna e di maltrattamento da parte dell'uomo che si ripropone come prepotentemente attuale. Anche Sergio Padovani indaga la sfaccettatura più oscura delle acque - in questo caso testimoni di una pratica medievale - riportandola alla quotidianità in un estremo tentativo di ribellione, con una pittura giocata su toni cupi che allude a rimandi fiamminghi.
Enrico Minguzzi sfrutta la luce per rendere la sua idea di impermeabilità all'acqua. Costruendo puntualmente un paesaggio lacustre legato alla memoria e al ricordo, si affida a pennellate materiche e sapienti per catturare la rifrazione acquatica. Mauro Cappelletti gioca invece sulla rarefazione rappresentandone l'essenza stessa attraverso la trasparenza e fluidità. Il riflesso diviene così resistente al movimento liquido e altro da sé, trasformandosi in visione immaginifica. Come pure nelle opere di Fabio Adani, che evoca un ipotetico viaggio attraverso taccuini e piccoli appunti disegnati, per registrare le impressioni tra la fusione di specchio d'acqua, aria e cielo. Il suo è un navigare leggero e fluttuante che pare disperdersi tra le brume della materia, mentre Maurizio Corradi ci riporta con un tocco poetico all'ambivalenza tra vita umana/tempo e increspatura dell'onda, con un divertente accento autobiografico e l'utilizzo originale dei diversi supporti. I riflessi sono oggetto d'indagine anche per Mimmo Iacopino, che senza tralasciare la sua abituale ironia, realizza un polittico specchiante riallacciandosi al mito di Narciso, vittima del suo stesso riflesso. L'atto voyeuristico del guardarsi diviene in chi osserva atto narcisistico indiretto ma nello stesso tempo veicolato dai rimandi e dalla costruzione spaziale tra velluti, raso e alluminio.
Per Bruno Picariello l'atto del lavare con acqua e sapone libri e disegni diviene azione vivificante e rigenerante, che crea una nuova identità dell'oggetto. Attraverso la macerazione, l'opera prende una nuova forma che si presta a differenti letture..
 

Giovanna Sottini e Giulia Maglionico ci riportano ad una interpretazione più ludica del tema, l'una con una riflessione sull'imprevedibilità del surfing come metafora dell'esistenza e gestione dell'equilibrio, nonché come meditazione ancestrale, l'altra con la divertente rappresentazione del ciclo vitale da parte dell'animale che fa dell'acqua il suo habitat naturale.

Non manca la fotografia, rappresentata da due lavori di Oriella Montin, uno che attraverso il collage e la passamaneria ci riporta alle vecchie cartoline marittime, ricordi di un'estate in famiglia tra gommoni, spiagge, vita di mare decorate col rammendo, un altro che ingabbia una vecchia fotografia analogica in bianco e nero dentro una campana di vetro recuperato, con una decisa volontà di conservazione del ricordo, quasi a volerlo trattenere ben saldo e arichiviato nella memoria.

Per quanto riguarda le sculturine e installazioni, Max Bi compone acquari impermeabilizzati di matrice neo-pop in plexiglass di varie dimensioni con rifiuti, superfici specchianti e oggetti vari assemblati, scomposti e ricomposti, mostrando una coppia di pesci che ha deciso una singolare convivenza.  

Josef Rainer sfrutta il medium televisivo per aprire una finestra su un micromondo balneare, in particolare la famosa gara tra due università inglesi, ricostruita dietro allo schermo con piccole sculturine cristallizzate come in un fermo immagine di una televisione degli anni '60.

La boa fittizia di Rita Siragusa, che appare come un'essenziale e lucido oggetto di design, pur senza ormeggiare, lascia trasparire l'instabilità dell'oggetto galleggiante, punto di riferimento impermeabile sebbene non così sicuro per il natante che lo sceglie per sostare.

Infine il delfino di Fabrizio Azzali, una specie oramai a rischio estinzione, fa capolino scherzosamente soffiando un palloncino, ma in realtà denuncia il problema delle onde schiumanti e della sporcizia che siamo costretti ad ingerire nostro malgrado e che purtroppo tanto resistente all'acqua non è.

Francesca Baboni
 

FABRIZIO  AZZALI

«DUDI»

Supporto in plexiglas: cm 40 x 50 x 30

delfino in plastica lungo  (pinna dorsale compresa) cm 32

Palloncino intercambiabile colorato - 2015



FABIO ADANI

“Né acqua, né aria, forse altro”

tecnica mista su carta

cm28x35 - 2016
 



GIORGIA BELTRAMI

«Sirene Anon»

acrilico su carta forata,

 cm 60x56 - 2011




MAX BI

«Rifiuti in plexiglass» 

misure varie -  2016




Maurizio Corradi

«L’onda breve» 

cm 60x 20 h -  2016




Mimmo Iacopino

«Riflessi impermeabili» 

Specchi sintetici, ritagli di nastri di alluminio adesivo, colori acrilici e nastrini di velluto e raso

cm 140x 40 -  2016




Giulia Maglionico

«La vita di un pesce rosso» 

Tecnica mista su forex

cm 110 diametro-  2010




Enrico Minguzzi

«Dove si insinua la luce» 

Olio su lino

cm 30 x 40 - 2015





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Olio, bitume, resina su tela

cm 100 x 70 - 2013




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cm 100 x 100 - 2014




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cm 100 x 100 - 2014

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